OneDay Group - Diana Daverio

Tutti vogliamo essere felici.


Essere felici ci rende più aperti, resilienti, creativi e quindi produttivi. Per questo la felicità dei collaboratori è una priorità per le aziende più attente alla qualità della loro presenza sul mercato.

Le ricerche dimostrato che i lavoratori felici hanno una marcia in più.


La reputazione di essere un'azienda Felice è una delle leve più importanti per attrarre e trattenere i giovani talenti, anche in settori altamente competivi come quello informatico.


Oggi intervistiamo Diana Daverio, Employee Experience Lead di OneDay Group, che ci racconterà come una organizzazione basata sulla fiducia e sulla auto-responsabilizzazione - che aveva adottato l’approccio Smart Working ante-Covid19 - sia stato un fattore critico di successo nell’affrontare l’emergenza sanitaria, come abbiano potenziato il loro Smart Working in fase di emergenza e quanto questa cultura sia un fattore critico di successo particolarmente importante per attrarre e trattenere i giovani talenti.


Sarà una delle testimonianze del 23 Settembre 2020 nel Webinar Formativo Costruire una Happy Remote Company, uno dei workshop all'interno della Settimana Internazionale Happiness at Work 2020, dal 21 al 25 settembre.


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La comunicazione interna è un elemento fondamentale per il successo di un’azienda e OneDay è famosa per lo spirito collaborativo e di condivisione dei propri dipendenti, come siete riusciti a costruire questo clima e quali strategie avete adottato?


Il primo step è stato una presa di coscienza in quanto OneDay, lavorando già con i social e soprattutto con le nuove generazioni (Millennial e GenZ), quasi inconsapevolmente aveva all’interno del proprio team dei brand ambassador naturali. Sempre più spesso capitava che i team member (le OneDay people) condividessero spontaneamente sui propri social i loro #oneday: dagli eventi, ai momenti di ordinaria follia lavorativa attraverso foto e stories, ovviamente raccontando i nostri spazi e il nostro modo di lavorare.

Intercettando queste persone siamo riusciti a dar vita al progetto dei culture ambassador, naturali amplificatori della cultura di OneDay e influencer cross-company ingaggiati per far vivere e raccontare la nostra cultura a chi non la conosce, quindi sia verso l’esterno continuando ad utilizzare i loro profili ma anche e soprattutto verso l’interno, in modo sempre più capillare nelle company e con le new entry.

Hanno contribuito in prima persona al setting del tone of voice della comunicazione interna che non ha nulla di diverso dal tone of voice utilizzato per comunicare all’esterno: vero e attuale.


Grazie ad un match totale nel modo di comunicare con gli stakeholder e nel modo di comunicare internamente, si è venuta a creare una coerenza assoluta che ha permesso di sensibilizzare il team a diventare i primi promotori del brand ed i primi a raccontare l’esperienza lavorativa in OneDay.


Grazie al contributo dei culture ambassador e di tutto il team, siamo stati in grado di settare le aspettative e lavorare alla produzione del nostro piano di engagement.


Il tema dell’engagement, che è alla base della nostra Employee Experience, è stato quindi razionalizzato andando ad individuare i touch points all’interno dei quali agire concretamente per costruire di fatto la nostra identità comunicativa 100% in linea con Vision, Mission e Valori di OneDay.


Perché è così importante puntare sulle persone e metterle al centro dell’organizzazione?


In OneDay abbiamo coniato il termine “peoplecentrismo”, un concetto che, dopo un grande lavoro di studio sul team per definire cosa effettivamente volesse dire “essere peoplecentrici” ha portato alla sistematizzazione del termine e alla sua definizione.


Abbiamo redatto un Culture Manifesto che oggi racconta al mondo il nostro modo di lavorare e come alla base di ogni decisione, come si può facilmente intuire, ci siano le persone.


Per noi è fondamentale permettere agli individui di sentirsi parte di qualcosa, di sentirsi coinvolti, ascoltati e di conseguenza soddisfatti, rimanendo fedeli a se stessi.

Penso che sia il nostro vero valore aggiunto, l’ambiente che si crea grazie a questo tipo di approccio è quello che davvero rende le persone felici di essere qui. E...happy people = happy company.


OneDay è un’azienda che punta tutto sui giovani, in che modo investite sulle singole persone e come questo influisce nella costruzione della reputazione?


Prendo come esempio ScuolaZoo in quanto company più vicina alla “Generazione Z”.


Essere un brand che parla alle nuove generazioni permette di entrare in contatto diretto e reale con loro nel momento in cui vanno a scuola, o partono per i viaggi evento organizzati dall’azienda.

In questo modo i ragazzi diventano il bacino di talenti principale.

Li conosciamo, intercettiamo il loro potenziale, li invitiamo a collaborare con noi e intraprendere - ovviamente se c’è l loro interesse - un vero e proprio percorso di crescita professionale.


Circa il 15% del team che lavora nel quartier generale di OneDay arriva proprio dalla community di ScuolaZoo: sono stati partecipanti a qualche viaggio o rappresentati d’istituto e che hanno intercettato il brand, ne sono diventati lover e hanno intrapreso così un percorso di crescita insieme a noi.


Lo stesso avviene per la community dei coordinatori di WeRoad, ovviamente con figure professionali più strutturate.

Questo genera una grandissima awareness e reputation, anche come employer dal momento in cui il commitment e l’interesse per il brand non solo si ritrova nei prodotti (che i ragazzi amano!) ma anche nel possibile sviluppo di una carriera.

Per questo per non è fondamentale esserci sempre, come company e come OneDay, i migliori talenti potrebbero essere dietro l’angolo e noi dobbiamo essere pronti a cogliere il loro potenziale e farlo sbocciare!

Cosa cambia nel fare Smart Working forzato e farlo per scelta? In particolare quanto è stato utile aver già impostato questa metodologia di lavoro per non sentire l'impatto? Quali sono le lezioni che avete imparato e che vi porterete dietro ora?


In OneDay, già prima della pandemia avevamo una guidelines (è così che chiamiamo le policy) in cui davamo indicazioni al team su come e quando utilizzare lo smartworking.


In completa coerenza con la nostra cultura e con il valore dell’imprenditorialità, anche la possibilità di accedere allo Smart Working era a totale appannaggio del team: ciascuno poteva scegliere se usufruire o meno delle 4 giornate previste al mese, in che modalità (tutte vicine, un giorno alla settimana), se una tantum o a cadenza fissa.


Praticamente tutto il team, salvo un pungo di funzioni, ha un laptop a disposizione e anche gli spazi del C30 sono pensati con room dedicate alle call, sia 1:1 che conference.


Inoltre già da un anno, prima della pandemia, avevamo eliminato il badge per garantire massima flessibilità al team e lavorare per obiettivi, secondo il sistema di OKRs, supportati da confronti sistematizzati con i team e team leader attraverso un management system ottimizzato.


Ovviamente anche per noi c’è stato un momento di shock il giorno in cui siamo ritrovati tutti massivamente costretti a lavorare da casa. Più che altro perché nella nostra cultura l’impatto della relazione umana è molto forte, la incentiviamo continuamente grazie alle tante attività di engagement e attraverso gli spazi.

Il C30, l’Head Quarter di OneDay è stato concepito per essere uno spazio di relazione, networking, scambio e crescita tra persone e team: l’abbiamo inaugurato a gennaio e occupato per soli 2 mesi.

Questo però operativamente e lavorativamente parlando ha avuto poche conseguenze: siamo stati in grado di trovare un nuovo fine-tuning in pochissimo tempo e ci siamo accorti che avendo lavorato tantissimo sulla cultura aziendale e sul mindset di chi ha deciso di sposare questa cultura (ambizione, velocità e concretezza) ci ha permesso di affrontare questa situazione con massima resilienza e pochissima resistenza al cambiamento.


Nonostante le abitudini, dal caffè alla riunione di allineamento in plenaria, siano state stravolte, la produttività del team ne risentito minimamente e le attività online che abbiamo costruito insieme al team, da formazione diretta a momenti di puro intrattenimento, hanno sicuramente contribuito ad alleggerire anche questa nuova normalità.


Abbiamo imparato che anche da lontano si può fare tutto, dalla realizzazione di nuovi progetti a continuare ad ascoltare in modo efficace il team, ma soprattutto abbiamo imparato che un team unito e che crede nel medesimo purpose, nei momenti di difficoltà dimostra tutta la sua forza!

Ora stiamo ultimando un osservatorio sullo Smart Working che ha come obiettivo di indagare come le nuove generazioni si confrontano con questo tema.

Un osservatorio che ambisce a ricostruire la percezione dei giovani lavoratori di oggi e di domani (gli studenti) ma al contempo restituisce il punto di vista delle aziende, dei formatori e dei selezionatori.


Infatti l’Osservatorio è un prodotto corale, guidato da OneDay, che vede protagonisti anche aziende importanti del mondo dell’educazione, della formazione e delle risorse umane.


Questo Paper sarà in grado di fotografare come i giovani di oggi ridisegneranno, in modo diretto e indiretto, il mondo del lavoro e come le aziende dovranno adeguarsi per restare al passo con i tempi e con i loro interlocutori principali.





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